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Gestione ambientale e sanitaria del geco leopardino

Il geco leopardino (Eublepharis macularius) è uno dei rettili che più si sta diffondendo come animale domestico negli ultimi anni, grazie soprattutto al suo carattere docile e alla sua particolarità estetica. Tuttavia, per una corretta gestione che ne rispetti le esigenze fisiologiche e comportamentali è imprescindibile partire da nozioni di base sulle caratteristiche di questo splendido animale. Vediamo quali.

Il geco leopardino è un Sauro (la stessa famiglia di lucertole, iguane e draghi barbuti) che in natura vive principalmente in zone aride e desertiche a cavallo tra Pakistan, Afghanistan, India e Iran. Si tratta di un animale crepuscolare-notturno, ovvero che tende a uscire dal nascondiglio durante il tramonto e a tornarci all’alba. Durante il giorno invece predilige rimanere nascosto nella sua tana.

È un animale territoriale: ciò significa che predilige vivere solo. Da evitare assolutamente la convivenza tra due maschi, mentre è possibile quella tra un maschio e 2-3 femmine. Se ben mantenuti, possono arrivare a vivere anche 15-18 anni. Per riconoscere maschi e femmine occorre aspettare la maturità sessuale, che comincia dal terzo mese di vita: i maschi svilupperanno i cosiddetti “pori femorali”, ovvero dei forellini che formano una sorta di V rovesciata appena sopra la cloaca, ventralmente. Inoltre appena posteriormente, alla base della coda, si formeranno due escrescenze simmetriche, le tasche degli emipeni.

È un animale terricolo, che a differenza dei gechi “comuni” non possiede le lamelle che permettono di arrampicarsi sui muri. Per questo motivo, il terrario dovrà essere allestito su uno sviluppo orizzontale: le dimensioni minime sono 50x30x30 cm circa, ma sicuramente una teca più grande permetterà un migliore sviluppo delle sue funzioni fisiologiche. Il terrario può essere di vetro, plastica o legno. Essendo animali naturalmente predisposti ad ambienti aridi, l’umidità dovrà essere contenuta.

I rettili sono animali eterotermi (“a sangue freddo”), ciò significa che non sono in grado di regolare autonomamente la temperatura del proprio corpo. Hanno perciò bisogno di una fonte di calore che permetta loro di mantenere un metabolismo attivo. Tra le fonti di calore più diffuse ci sono i tappetini riscaldanti, i cavetti o i cosidetti “hotspot”. A prescindere da quale si scelga (sono raccomandamili i tappetini in quanto eliminano il rischio di ustioni) è importante associarli ad un termostato, in modo da regolare la temperatura. La zona “calda” avrà una temperatura compresa tra i 28 e i 30° e per gradiente termico si otterrà una zona “fredda” di 24-25°.

Per quanto riguarda il substrato, si può scegliere di utilizzarne uno più “naturalistico”, che imiti il loro habitat. È sconsigliato l’utilizzo di sabbia granulare, sia a base d’argilla che di calcio, poiché l’ingestione può causare pericolose costipazioni intestinali. Le soluzioni migliori sono la torba (eventualmente mescolata con poca sabbia) e pietre e ghiaia (dalla granulometria sufficiente affinché non possa essere ingerita). Si possono poi aggiungere rami, sassi, piante grasse senza spine e cortecce. Questo tipo di terrario è esteticamente più appagante ma di gestione più impegnativa. L’altra possibilità è quella del terrario “asettico”, più comodo da pulire ma meno appariscente: in questo caso il substrato è la carta assorbente o scottex.

È importante fornire al nostro geco due tane: una “secca” e una “umida”, ovvero con all’interno della fibra di cocco, torba o qualsiasi altra sostanza in grado di trattenere umidità: in questo modo l’animale si rifugerà all’interno di essa per la deposizione delle uova (nelle femmine) e durante i periodi  di muta della pelle, che avvengono generalmente ogni 30-40 giorni negli adulti. Quando cambiano pelle, i gechi tenderanno a mangiare meno e ad essere più letargici: li si può aiutare nel processo aumentando l’umidità del terrario con dei nebulizzatori spray.

Acqua e cibo

Per quanto riguarda l’acqua, è sufficiente fornirsi di un abbeveratoio basso (es. tappi, sottovasi).

La dieta del geco leopardino  è costituita da insetti, i più diffusi commercialmente sono grilli, blatte, tarme della farina e caimani. Alternarli e/o variarli nel corso del tempo costituisce un fattore positivo per il suo sviluppo. 2-3 pasti alla settimana di 4-5 insetti (per un totale di 12-13 insetti a settimana) ciascuno sono sufficienti per gli adulti, mentre gli esemplari giovani dovrebbero mangiare tutti i giorni. La fase adulta viene raggiunta ai 7-8 mesi di vita. Le camole del miele, altamente nutrienti e caloriche, possono essere date una volta al mese.

Alcuni allevatori suggeriscono anche l’utilizzo di neonati di topo per gli esemplari adulti: tuttavia non vi sono prove che questo alimento fornisca apporti nutrizionali particolari.

In qualsiasi caso è fondamentale integrare un supporto vitaminico composto da calcio e vitamina D3 in forma di polvere, che si può “spolverare” direttamente sull’insetto prima che venga fornito al geco. Questa integrazione si può fare 2-3 volte a settimana. Inoltre, è bene fornire il terrario anche di calcio puro (carbonato di calcio, osso di seppia tritato) all’interno di un tappo di bottiglia rovesciato.  In questo modo l’animale, se carente, potrà beneficiarne direttamente leccandolo. Questo tipo di animali tende a nascondere i sintomi in caso  di patologie sottostanti, ragion per cui è fondamentale  sottoporlo a un check-up medico-veterinario almeno una volta all’anno, con annesso esame coprologico.