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Il letargo nei rettili

I rettili sono animali eterotermi (o più volgarmente “a sangue freddo”), il che  implica che il loro metabolismo e le loro funzioni vitali siano strettamente dipendenti dalla temperatura ambientale. Per questo motivo un eccessivo squilibrio delle condizioni esterne può essere causa di problemi. L’evoluzione ha però permesso loro di sviluppare svariati escamotages per resistere alle intemperie: il  letargo è uno di questi.

Il letargo, chiamato anche latenza invernale o ibernazione, è una condizione di torpore prolungato auto-indotto che permette a molte specie – non solo rettili – di sopravvivere all’abbassamento di temperatura invernale. Il metabolismo si riduce in maniera importante: respirazione e battito cardiaco rallentano, la digestione si blocca, la temperatura interna si abbassa (ipotermia). Tendenzialmente l’ibernazione comincia in autunno(fine ottobre) e si conclude all’inizio della primavera (inizio marzo), con l’aumentare delle temperature e delle ore di luce.

Come comportarsi nel periodo precedente al letargo? Da un punto di vista fisiologico noteremo che il nostro animale inizierà a mangiare di più durante i due mesi antecedenti: l’obiettivo è infatti quello di accumulare il maggior numero di riserve corporee per affrontare, appunto, il letargo. Questo tipo di comportamento è totalmente normale e lo  si può assecondare fornendo all’animale alimenti ad alto contenuto energetico (ad esempio nel caso degli erbivori erba medica, dente di leone, ibiscus, frutta).

La settimana prima dell’inizio del letargo, è importante interrompere completamente l’alimentazione per evitare che il cibo rimanga nell’apparato digerente dell’animale durante il letargo, dando luogo a fermentazioni batteriche potenzialmente dannose.

È bene eseguire un check-up medico in questo periodo per escludere la presenza di problemi e potenziali patologie.   Durante  l’ibernazione, infatti, anche il sistema immunitario del nostro animale si “congela”: è fondamentale quindi assicurarsi che sia in perfette condizioni di salute per affrontare questo periodo. Nel caso non lo fosse, si deve impedire che il letargo prenda piede, fornendo luce e calore in abbondanza. “Saltare” un letargo non causerà problemi al nostro animale, mentre indurlo a farlo con processi patologici concomitanti è molto pericoloso e va evitato.

È consigliabile indurre un letargo in un ambiente chiuso e al riparo, in cui si possano controllare temperatura e umidità. Generalmente è bene stare a cavallo di temperatura comprese tra i 3° e i 9°, ma è fondamentale informarsi sulle condizioni specifiche richieste per ogni specie di rettile: un geco leopardino, ad esempio, avrà bisogno di temperature più alte rispetto a una tartaruga russa. Temperature troppo basse possono rendere inefficace il risveglio, mentre al contrario temperature troppo alte potrebbero indurre un risveglio precoce, senza che l’animale sia però in grado di nutrirsi. Inoltre, un letargo in un ambiente controllato permette di evitare contatti con possibili predatori e eventi atmosferici avversi. L’utilizzo di materiali termoisolanti come il polistirolo è consigliato.